I dieci Comandamenti

“[La libertà] consiste nell’essere esenti da crimini… come sarebbero l’omicidio, l’adulterio, la fornicazione, il furto, la frode, il sacrilegio e così via. Quando uno comincia a non avere questi crimini, comincia a levare il capo verso la libertà, ma questo non è che l’inizio della libertà, non la libertà perfetta…”.

Sant’Agostino


L’uomo è per natura egoista, svogliato, incredulo, noncurante, imprigiona l’intimo desiderio del bene per imbavagliarlo, calpestarlo e respingerlo. Tuttavia, il male comporta sempre delle conseguenze per chi lo commette, poiché il male corrompe, compromette le ragioni del cuore e riduce la sua capacità di amare. Alimenta inoltre l’orgoglio che fa sprofondare l’uomo nella disperazione e nell’infelicità. La vera gioia, viceversa, consiste nell’amare ed essere amati, e tutto ciò che impedisce di realizzare quest’amore produce tristezza, solitudine ed egoismo. L’egoismo, poi, genera arsura per tutte le concupiscenze e fomenta i fuochi che generano quella inestinguibile aridità che nessun piacere potrà mai colmare.

Le regole del Decalogo preservano l’uomo dall’infelicità e lo spingono sulla via dell’amore, ebbene, queste regole sono un patrimonio riservato ai soli credenti? No, è un patrimonio al quale tutti possono attingere con abbondanza. Ai picconatori della moralità attivi da sempre, ma ancor più risoluti oggi, non rimarrà che osservare nel tempo i risultati delle loro scellerate menzogne. Costoro, difatti, non sapranno come rispondere alla disperazione dei loro figli che chiederanno sia la ragione del loro esistere, sia del vuoto immenso del loro cuore, sia dell’amore vero che non delude ma che non sanno dove trovare.

I primi tre comandamenti del Decalogo riguardano il culto di Dio e sono i più importanti perché L’Onnipotente ha la precedenza su tutto e, di conseguenza, deve essere amato e adorato sopra ogni cosa. Questo dovere non è riservato solo per i credenti, ma per tutti quelli che si son posti la domanda sul fine ultimo del vivere o, per meglio dire, la ragione del vivere. È una domanda alla quale si deve rispondere perché coinvolge la propria esistenza, apre l’orizzonte alla speranza e all’eternità. Questo significa comprendere che Dio ci è vicino nella gioia come nella sofferenza e attende di aiutarci con sollecitudine e amore qualora ne richiediamo l’intervento.
È facile comprendere che l’uomo, quando si separa da Dio, è un nulla, mentre unendosi a Lui che è vita, potenza, fortezza, sapienza, temperanza, giustizia, prudenza, bontà, misericordia, carità e molte altre portate all’infinito, ci dona quelle virtù perché diventiamo i suoi figli nello Spirito.

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