Santa Gemma Galgani – 11 aprile

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La figura mistica di Santa Gemma Galgani continua ad affascinare per la sua unica esperienza spirituale che ci ha permesso di conoscere la volontà di Dio. Un’esperienza che ancor oggi può riscaldare il cuore e illuminare la nostra mente.

Dagli scritti della mistica emerge un linguaggio semplice, povero che permette, nonostante la estrema semplicità, di comprendere e rivivere la sua singolare esperienza con Gesù Cristo. È, per così dire, una teologa semplice, immediata e ricca d’umanità, priva di quei paroloni tanto cari ai Teologi.

Gemma è stata una mistica tutta infuocata dall’amore di Gesù, questo amore le ha permesso di vivere una autentica passione. Dalle sue “Lettere” traspare tutto il suo sviscerato amore per il Cristo, amore che raramente si può trovare nella stessa intensità in altri Santi. «Chi t’ha ucciso, Gesù» chiede Gemma. E risponde Gesù «L’amore» (II 82).

L’amore di cui parla Gemma non è solo un’emozione, ma un Amore donato da Cristo attraverso la Sua Parola, e lei si fa talmente discepola da immedesimarsi in Lui. «Più volte ho domandato a Gesù che m’insegni Lui il vero modo di amarlo, e allora Gesù mi pare che mi faccia vedere la sue Santissime piaghe aperte» (I,15).

Nel partecipare alla passione ella desidera aiutare Gesù nei suoi dolori. Si instaura così un patto d’amore in modo tale che Gesù la possa offrire al Padre come vittima d’amore per tutti i peccatori.
Questa la sua missione, salvare i peccatori, non con la parola, o con l’insegnamento, ma con la vita, con la partecipazione alla Passione di Gesù.
Toccata da una grazia mariana, scopre il significato mistico della vergine ai piedi della Croce, e dona a Maria la sua stessa anima. Da parte sua Maria prepara la Santa alla grazia della stigmatizzazione. Continua a leggere…

Gesù le disse: «Tuo fratello risusciterà».

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Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, gia manda cattivo odore, poiché è di quattro giorni».
Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?».
Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato.
Io sapevo che sempre mi dai ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato».
E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!».
Il morto uscì, con i piedi e le mani avvolti in bende, e il volto coperto da un sudario. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di quel che egli aveva compiuto, credettero in lui.

Giovanni 11

Parlare oggi di miracoli significa rinvangare un passato sepolto nel tempo da cumuli di macerie prodotte dalla piìù cieca razionalità, che nulla tollera se non l’autocelebrazione della sua presunta onnipotenza di giudizi ritenuti infallibili. Nel nome di questa razionalità si è arrivati alla negazione di tutto quello che non si può toccare o vedere, e che non è materiale; in questa visione non possono trovare spazio né i sentimenti, né tantomeno quello che appartiene all’immateriale.

Da più parti si afferma che alla vera fede non occorre alcun miracolo, perché nel credere è riassunta ogni certezza. Ed è vero; tuttavia la sfida che ogni creatura deve superare è rappresentata dai dubbi che talora la attanagliano. Infatti, com’è possibile credere in ciò che non si vede? E ancora, la fede che penso di avere è veramente autentica?

Alla domanda: «sei tu colui che deve venire?» Gesù rispose: «andate a riferire a Giovanni. I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo»(Mt 11:3-5). E ancora alla domanda: «tu sei il Cristo? Dillo a noi apertamente». Gesù rispose loro «ve l’ho detto, e non credete: le opere che io compio nel nome del Padre mio, queste danno testimonianza di me … Ma se le faccio, anche se non credete a me, credete alle opere, così che conosciate e cominciate a comprendere che il Padre è in me ed io nel Padre».(Gv 10:25-38)

Dio Padre dava testimonianza e credibilità a Gesù attraverso i fatti prodigiosi che attestavano la Sua Onnipotenza. Le parole purtroppo sono pur sempre parole, ma i fatti pesano come macigni. È pur vero che ognuno può negare anche l’evidenza, ma ciò non toglie nulla alla realtà dei fatti. Anche in quel tempo, gli scribi che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: «Costui è posseduto da beelzebul e scaccia i demoni per mezzo del capo dei demoni»(Mc 3:22). Accusa ridicola che dimostra quali sciocchezze è disposta a inventarsi la mente pur di negare l’evidenza.

Oggi è esattamente come allora. Varie commissioni, composte di studiosi di diverse discipline, dichiara che a livello scientifico non esiste spiegazione su alcune guarigioni istantanee. Alcuni argomentano che le spiegazioni che oggi non sono possibili dare saranno trovate nel domani, altri, forse meno razionalisti, sostengono che le guarigioni possono essere avvenute con l’intervento divino. I credenti sono certi che i miracoli sono possibili e avvengono dopo le preghiere di supplica, dopo l’intervento mediato da Maria Santissima, i Santi… Come dimostrano i casi documentati di Lourdes e negli altri Santuari sparsi nel mondo. Continua a leggere…

San Giuseppe – 19 marzo

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“Qualunque grazia si domanda a San Giuseppe verrà certamente concessa, chi vuol credere faccia la prova affinché si persuada”.
S. Teresa d’Avila

La vita di San Giuseppe è stata veramente travolta dalle iniziative di Dio, iniziative misteriose, iniziative al di là della possibilità di capire.
Si è lasciato condurre perché era giusto e “giusto” è l’uomo che vive di fede.

Dove lo porta il Signore? Non lo sa, Dio non glielo dice, non gli spiega niente e lui obbedisce lo stesso. Ha sempre detto di sì con la vita, non con le parole. Non ha mai avuto questioni da sollevare, dubbi da proporre.

E come è fecondo questo silenzio! Esso permette che tra la parola di Dio e l’obbedienza di San Giuseppe non ci sia soluzione di continuità. Dio parla e San Giuseppe fa.
“Non temere…”, e lui non teme, tutti i drammi sono finiti.
“Alzati…”, e lui si alza, eccolo già per strada.
“Ritorna…”, ed è già di ritorno.
Questa immediatezza di San Giuseppe a tutti i cenni del Signore, ci dimostra la sua bella disposizione interiore!

È stupendo questo esempio di San Giuseppe che, pur essendo capo di casa, è semplicemente a servizio, con una familiarità fatta di abbandono e di continua dedizione. San Giuseppe non misura la vita di Gesù e della Vergine sulle sue esigenze, ma mette la sua vita a servizio delle loro. Non parte per l’Egitto quando fa comodo a lui, ma quando l’interesse di Gesù lo richiede.

San Giuseppe è un laico nel senso più pregnante della parola, laico perché non caratterizzato da nessuna funzione ufficiale: è un uomo come tutti, inserito fino in fondo nelle realtà terrene per offrirle come supporto all’Incarnazione. Il Verbo si incarna in una famiglia di cui San Giuseppe è il capo e vive nella realtà delle creature umane, nella condizione più universale, che è quella del lavoro e della povertà. San Giuseppe ci insegna come si offra al Cristo il servizio di una vita totalmente inserita nelle realtà terrene.
Il suo non è un patronato più o meno trionfalistico, ma qualcosa di più profondo, che deriva da una realtà interiore. San Giuseppe ci fa comprendere il contenuto del servizio per il Regno e ci aiuta ad essere nella storia della salvezza coloro che in Cristo credono, a Cristo obbediscono e di Lui si fidano. Continua a leggere…

 

Triduo a San Giuseppe per ottenere grazie

“Qualunque grazia si domanda a San Giuseppe verrà certamente concessa, chi vuol credere faccia la prova affinché si persuada”.
S. Teresa d’Avila

I.

O San Giuseppe, mio protettore, a Te ricorro, affinché mi ottenga dal Cuore di Gesù questa grazia. Per i miei peccati io non merito di essere esaudito. Supplisci tu alle mie mancanze e, potente come sei, fa che ottenuta per la tua intercessione la sospirata grazia, io possa venire ai tuoi piedi per ringraziarti e renderti omaggi di gratitudine.
Pater, Ave e Gloria.

II.

Non dimenticare, o caro S. Giuseppe, che nessuna persona al mondo è ricorsa a Te, rimanendo delusa nella fiducia e nella speranza riposte in Te. Non permettere, o gran Santo, che io solo resti privo della grazia che ti domando. Mostrati potente e generoso anche verso di me; e la mia lingua, ringraziandoti, esalterà in te la bontà e la misericordia di Dio.
Pater, Ave e Gloria.

III.

O S. Giuseppe, capo della sacra Famiglia, io ti venero profondamente e di tutto cuore ti invoco. Agli afflitti, che ti hanno pregato prima di me, hai concesso conforto e grazie. Degnati, quindi, di consolare anche l’animo mio addolorato. Tu, o gran Santo, vedi in Dio tutti i miei bisogni. Tu dunque, sai quanto mi è necessaria la grazia che ti domando. Da Te spero di essere confortato, mentre io ti prometto di diffondere la devozione verso di te e di aiutare le opere che, nel tuo nome, sorgono a sollievo di tanti infelici e morenti. O S. Giuseppe, consolatore degli afflitti, abbi pietà di me!
Pater, Ave e Gloria.

Supplica

Ricordati, o purissimo sposo di Maria Vergine, o dolce protettore mio S. Giuseppe, che mai si udì avere alcuno invocato la tua protezione e chiesto il tuo aiuto, senza essere stato consolato.
Con questa fiducia, io vengo al tuo cospetto e a te fervorosamente mi raccomando.
O padre putativo del Redentore, non disprezzare la mia preghiera, ma accoglila pietosamente ed esaudiscila. Amen
( Indul. Parziale )

Devozione e altre preghiere a San Giuseppe.