San Antonio da Padova – 13 giugno

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“La fede è la virtù principale e chi non crede è simile a quegli Ebrei che nel deserto si ribellarono a Mosè. Senza la fede non si entra nel regno di Dio, essa è la vita dell’anima.

II cristiano è colui che, con l’occhio del cuore illuminato dalla fede, intuisce i misteri di Dio e ne fa pubblica professione.
La fede vera è accompagnata dalla carità. Credere in Dio, per il cristiano, non significa tanto credere che Dio esiste e neppure credere che Egli è verace, significa credere amando, credere abbandonandosi in Dio, unendosi e uniformandosi a Lui”.

(San Antonio da Padova)

Antonio da Padova è uno dei santi più amati dai fedeli. Alla sua intercessione si devono moltissimi miracoli compiuti sia in vita che dopo la morte terrena.

I miracoli compiuti da Sant’Antonio confermano la grandezza di questo santo, che in tutto su uniformò alla volontà di Dio.

A Rimini Antonio cercava di convertire un eretico e la disputa si era incentrata intorno al sacramento dell’Eucarestia, ossia sulla reale presenza di Gesù.

L’eretico, di nome Bonvillo, lanciò la sfida ad Antonio affermando: Se tu, Antonio, riuscirai a provare con un miracolo che nella Comunione dei credenti c’è, per quanto velato, il vero corpo di Cristo, io abiurata ogni eresia, sottometterò senza indugio la mia testa alla fede cattolica.

Antonio accettò la sfida perché convinto di ottenere dal Signore ogni cosa per la conversione dell’eretico. Allora Bonfillo, invitando con la mano a far silenzio disse: Io terrò chiuso il mio giumento per tre giorni privandolo del cibo. Passati i tre giorni, lo tirerò fuori alla presenza del popolo, gli mostrerò la biada pronta. Tu intanto gli starai di contro con quello che affermi essere il corpo di Cristo. Se l’animale pur affamato rifiuterà la biada e adorerà il tuo Dio io crederò sinceramente alla fede della Chiesa.

Antonio pregò e digiunò per tutti i tre giorni. Nel giorno stabilito la piazza era ricolma di gente e tutti attendevano di vedere come sarebbe andata a finire. Antonio celebrò la messa davanti alla folla numerosa e poi con somma riverenza portò il corpo del Signore davanti alla giumenta affamata che era stata portata nella piazza. Contemporaneamente Bonfillo gli mostrava la biada.
Antonio impose il silenzio e comandò all’animale: In virtù e in nome del Creatore, che io, per quanto ne sia indegno, tengo tra le mani, ti dico, o animale e ti ordino di avvicinarti prontamente con umiltà e prestargli la dovuta venerazione, affinché i malvagi eretici apprendano chiaramente da tale gesto che ogni creatura è soggetta al suo Creatore. La giumenta rifiutò il foraggio e chinando e abbassando la testa fino ai garretti, si accostò genuflettendo davanti al sacramento del corpo di Cristo in segno di adorazione. Vedendo l’accaduto, tutti i presenti compresi gli eretici e Bonvillo si inginocchiarono adoranti. Continua a leggere…

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Santa Caterina da Siena – 29 aprile

Santa Caterina da Siena: Dottore della Chiesa, patrona d’Italia e d’Europa.

“Or vedi, carissima figliuola, quanto siano differenti la pena e la battaglia che ricevono nella morte il giusto e il peccatore; e quanto sia differente la loro fine.”
(Dialogo della divina Provvidenza)

Caterina ebbe la sua prima visione alla tenera età di sei anni: era il 1363, ed ella vide Gesù Cristo su un trono, insieme a Pietro e Paolo.

c1A dodici anni venne promessa in sposa dai genitori, ma lei dichiarò di essersi votata al Signore, si tagliò i capelli e si chiuse in casa. I genitori tentarono di convincerla costringendola a svolgere lavori domestici gravosi e stancanti, ma ciò non fece altro che renderla ancora più risoluta nel suo proposito.

Finalmente il padre di Caterina, Jacopo, si rese conto della serietà della figlia e decise di non più ostacolarla: egli infatti la trovò assorta in preghiera, con una colomba che le aleggiava sul capo.

La straordinaria opera della Sapienza divina operava in Caterina con enorme profitto. Lei stessa dichiara di essere stata analfabeta e di aver tentato senza successo di imparare a scrivere. Fu Dio stesso, dopo gli sforzi inutili di lei, a darle il dono di saper leggere.

Una delle attività principali di Caterina era quella di assistere gli ammalati, che ai suoi occhi impersonificavano Gesù sufforente. Il suo stile di vita era molto rigoroso, con penitenze, digiuni e lunghe veglie in preghiera.

Di lei si ricordano particolarmente due grandi esperienze: lo sposalizio mistico con Cristo e il segno delle stimmate invisibili. Nel 1370 ebbe un’altra grande visione, nella quale Gesù le apparve e scambiò il cuore con il suo.

Il confessore di Caterina, Fra Raimondo di Capua, testimoniò i numerosissimi miracoli avvenuti per intercessione di Caterina. Moltissimi malati senza speranza, affetti da peste e altri gravi mali, guariscono grazie alle sue preghiere.


Preghiera a Santa Caterina da Siena

O Caterina irresistibile Santa,
alla tua parola non resistevano i cuori dei peccatori,
e neppure il Cielo alla tua fede ardente e alle tue insistenti preghiere.
Come allora, anche oggi facci sentire il potere della tua intercessione,
confermare la pace tra gli uomini,
liberare gli oppressi dalle ingiustizie o avversità d’ogni genere,
confortare e sanare i malati dell’anima e del corpo.
Prega per la pace di tutto il mondo,
per l’unità e la fedeltà del popolo di Dio al supremo Pastore
e per il bene della patria nostra.
E ricordati di me, che ti invoco con fiducia
sapendo che non abbandoni nelle difficoltà
coloro che ti considerano come Madre e Maestra.

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San Giovanni Bosco – 31 gennaio

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Giovanni Bosco era un sacerdote apparentemente come tutti gli altri, che non faceva nulla per attirare l’attenzione ma, anzi, parlava in modo pacato e gentile. La sua grandezza stava proprio nell’immensa umiltà e mitezza di cuore che emanavano da tutta la sua persona. Chi lo incontrava si sentiva attratto da questo suo modo d’essere e dalla sua straordinaria capacità di comprendere il cuore dell’uomo.
Intelligente ed estremamente colto, utilizzò le sue capacità non per esaltare sé stesso ma per compiere la volontà di Dio. Si dedicò principalmente all’educazione dei giovani, ai quale ripeteva spesso la famosa frase: “divertitevi quanto volete, purché non facciate peccati.”

La frequente Confessione, la frequente Comunione, la Messa quotidiana sono le colonne che devono reggere un edificio educativo, da cui si vuole tener lontano la minaccia e la sferza. Mai obbligare i giovinetti alla frequenza dei Santissimi Sacramenti, ma soltanto incoraggiarli e porgere loro comodità di approfittarne. Nei casi poi di Esercizi Spirituali … si faccia rilevare la bellezza, la grandezza, la santità di quella Religione che propone dei mezzi così facili, così utili alla società civile, alla tranquillità del cuore, alla salvezza dell’anima, come appunto sono i Santi Sacramenti.

Non dimenticate mai la dolcezza dei modi; guadagnatevi i cuori dei giovani per mezzo dell’amore; ricordatevi sempre la massima di San Francesco di Sales: “si prendono più mosche con un piatto di miele, che con un barile di aceto”.

Consigli:

  • Considerarli come tuoi fratelli; amorevolezza, compatimento, riguardo; ecco le chiavi del loro cuore.
  • Farli studiare soltanto quello che possono e non di più. Far leggere e capire il testo del libro senza digressioni.
  • Interrogarli molto sovente, invitarli ad esporre: a leggere, ad esporre; a leggere, ad esporre.
  • Sempre incoraggiare, mai umiliare; lodare quando si può, senza mai disprezzare.

I giovani, diceva Don Bosco, bisogna tenerli sempre occupati. Oltre la scuola regolare, è necessario impegnarli in altro: in lezioni di musica, di canto e di declamazione. Così la loro attività è mantenuta in utile esercizio. Se non li occupiamo noi, si occuperanno da sé, e certamente in idee e cose non buone. Si faccia attenzione alla convenienza dei vestiti.

Solo la Religione Cattolica, perché divina, è capace di sollevare l’uomo a portare vittoria sulla baldoria, la lussuria e l’ambizione, e a praticare la temperanza, l’onestà e la modestia. Le dignità del mondo non fanno la vera felicità. L’uomo può soltanto chiamarsi felice, quando pratica la virtù. Continua a leggere…


 

Don Bosco è vissuto nel soprannaturale ed ha compiuto grandi prodigi poiché, attraverso una preghiera fervorosa e costante, era in contatto perenne con la Vergine Maria e con Gesù. Senza la preghiera, infatti, non è possibile nessun cammino spirituale, né si possono seguire le Orme di Gesù.

Se senti nel cuore l’invito di Gesù, o semplicemente vuoi provare a pregare dalla tua abitazione, clicca qui e troverai un meraviglioso gruppo di preghiera. Potrai così unirti spiritualmente a tanti meravigliosi fratelli sparsi in tutti i continenti, e la tua vita cambierà.

Se desideri ricevere il libretto di preghiera compila il modulo e lo riceverai al tuo recapito senza sostenere alcuna spesa, né obbligo di nessun tipo se non quello della preghiera. I dati inviati sono tutelati per legge e considerati riservatissimi.

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Santa Elisabetta d’Ungheria – 17 novembre

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Elisabetta fu una duchessa, moglie di Ludovico di Turingia.

Il matrimonio di Elisabetta fu felice “Se io amo tanto una creatura mortale – diceva Elisabetta alla fedele Isentrude – quanto dovrei amare di più il Signore”. Elisabetta amava teneramente Ludovico e Ludovico amava lei, per la sua bellezza, la sua gentilezza e la sua grazia. A corte la Duchessa era quasi disprezzata per la sua semplicità nel vestire e per la sua modestia nel vivere.

Assecondata dal consorte, Elisabetta dedicava molto tempo alla preghiera ed esercitava con generosità le opere di misericordia verso i poveri, i lebbrosi, gli appestati, i malati in genere e i bisognosi. Si impegnava nella promozione della giustizia sociale.

Per la sua intercessione avvennero moltissimi prodigi, famosissimo è il miracolo del pane trasformato in rose: un giorno Ludovico la incontrò mentre correva per la strada con il suo grembiule pieno di pane per i poveri. Quando le chiese cosa stesse portando, lei lascio cadere il grembiule ed invece del pane comparvero magnifiche e fresche rose.

Santa Elisabetta, creatura molto umile, teneva nascoste le visioni e i colloqui angelici come pure le visioni di Gesù stesso che la confortava, la incoraggiava e talvolta la rapiva nell’estasi. S. Elisabetta temeva di essere lodata dagli uomini e di cadere preda dell’orgoglio alimentato dal vento dell’adulazione, perché disprezzava le cose vane del mondo ed aveva scelto di vivere umilmente, lei una principessa, tutta protesa verso l’amore di Dio e al soccorso dei sofferenti.

L’incredibile suo amore per Gesù la rese figlia prediletta e attraverso di Lei Dio ne dà testimonianza. S. Elisabetta fece risuscitare molti morti, più di sedici, ebbe il dono e il privilegio della guarigione di un cieco nato, ed un elenco di guarigioni veramente incredibile. Questa abbondanza di miracoli testimonia e proclama la Sua santità.

Presso la tomba di S. Elisabetta, per i suoi meriti, viene donata la vista ai ciechi, l’udito ai sordi, lo zoppo cammina, il muto parla, i prigionieri si liberano dalle catene e dal carcere; i paralitici, gli epilettici e i furiosi guariscono; gli indemoniati vengono liberati, i morti risorgono, i lebbrosi vengono mondati e accorrendo in folla il popolo ottiene il desiderato sollievo in svariate malattie. Così pure ognuno ottiene ciò che implora con la debita umiltà, riceve ciò che domanda con ardore sincero, poiché la porta della grazia viene aperta a chi bussa con la tenacia della devozione. E non soltanto la malattia corporale qui trova guarigione e sollievo, ma anche il male spirituale.

Anche noi possiamo rivolgerci a questa grande Santa, alla gloriosa Elisabetta, a colei che può diventare l’avvocata delle nostre colpe, e ottenere attraverso i suoi meriti ciò che possiamo chiedere. Affrettiamoci se affamati per essere rifocillati, i giovani riconoscano colei che risuscita i morti, le ragazze vedano in Lei brillare la virtù della castità, e i bisognosi vedano in Lei il loro sostegno e la loro consolatrice.
La invochi l’afflitto come soccorritrice, la invochi anche il colpevole perché sia convertito, la invochi il debole, il bisognoso perché riceveranno l’incoraggiamento e la sazietà, La invochi chi è nella tribolazione e ha bisogno di aiuto.

Santa Elisabetta è consolatrice degli afflitti, saziatrice dei bisognosi, sollievo degli oppressi. Presso di lei non può essere respinta la supplica sincera, la preghiera fervente irrorata da lacrime. Non Può indugiare colei che nelle proprie sofferenze imparò la compassione verso gli altri, colei che nelle privazioni personali imparò a comprendere, colei che fu generosa, anzi prodiga di opere di misericordia nell’esaudire le suppliche dei poveri.

Con fiducia di essere esauditi rivolgiamoci tutti umilmente a lei come a rifugio speciale; ricorriamo tutti quanti supplichevoli.
Tutte le creature del mondo vedano in lei la divina clemenza ed in particolare in che modo Gesù ha aperto la porta della misericordia per Sua intercessione.

Per amore di Gesù Elisabetta disdegnò i beni terreni e ogni vanità del mondo. Lei lo vide, lo amò davvero, credette fermamente in lui, domandiamo a questa luminosa Santa di ottenere da Dio il dono della vera fede, e che ci ottenga la conversione continua del cuore per poter volare sul puro amore di Dio. Continua a leggere…