San Francesco d’Assisi – 4 ottobre

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La vita di San Francesco sconfina nella leggenda. Francesco di Assisi era un giovane come tanti, scagliato nei piaceri della vita, ma un giorno dovette fare i conti con il richiamo dell’Amore divino e per lui non fu facile spogliarsi di tutto. Sì, Francesco ebbe l’ardire di fidarsi ciecamente di Dio e mise la vita e il suo destino nelle Sue mani. Divenuto povero fra i poveri, fu libero di cantare con il cuore giulivo, all’unisono con tutta la creazione. Fu trascinato dall’Amore divino sulle più alte vette spirituali e da lì riuscì a vedere in ogni essere la scintilla dell’Amore di Dio.

Francesco non fu tenero con se stesso. Sottomise il corpo a una ferrea disciplina pur di sopprimere tutte le brame e tutti i desideri impuri. Un giorno, narrano le cronache del tempo, si rotolò nudo nella neve per reprimere la tentazione della carne. Per mortificare la sua umanità portava un cilicio che gli martoriava il corpo. Indossava un umile e grossolano vestito fatto di crine che gli arrossava la carne e lo difendeva né dal freddo né dalle condizioni climatiche. Si sottopose a molti digiuni e acquistò la forza per vincere l’umano e salire rapidamente gli scalini del vero amore. La sua anima trovò talmente forza e magnificenza da risplendere nell’amore puro.

Il Signore concesse a me, frate Francesco, d’incominciare così a far penitenza: poiché, essendo io nei peccati, mi sembrava cosa troppo amara vedere i lebbrosi; e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai con essi misericordia.
E allontanandomi da essi, ciò che mi sembrava amaro mi fu cambiato in dolcezza d’animo e di corpo. E di poi, stetti un poco e uscii dal mondo.
E il Signore mi dette tale fede nelle chiese, che io così semplicemente pregavo e dicevo: “Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, anche in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo”.

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Arcangeli Michele, Gabriele, Raffaele – 29 settembre

arcangeliIl mondo angelico fu creato prima del mondo terreno, ma in rapporto con esso, gli angeli sono esseri spirituali e incorporei e le loro intelligenze concentrano l’irradiazione del principio creatore, e sono forze che agiscono tanto dall’esterno quanto dall’interno del mondo addirittura sui fondamenti stessi dell’essere.

Anche se l’uomo si trova più in basso nell’ordine cosmico nel centro di un mondo decaduto, tuttavia può accedere alla più alta conoscenza di Dio, oltre alla stessa conoscenza angelica, però gli angeli sono accessibili all’uomo, in virtù delle loro condizione di creature, cosi Dio li investe della sua sapienza e della sua gloria, il loro sguardo sulla umanità è amore, tenerezza infinita, innocenza di bambino.
(Sant’Agostino)

 

Maria Maddalena de’ Pazzi dice degli angeli:

Gli angeli amano le creature di un amore immenso, di un amore di verità e di rigenerazione. È un amore intenso che sorge dal cuore del Verbo, perché vedono in esso la dignità delle creature e l’amore che egli prova per loro; questo amore degli angeli rappresenta, per cosi dire, la sovrabbondanza dell’amore del Verbo, che gli angeli raccolgono in sé e trasmettono poi alla creatura nella parte più nobile del suo essere, cioè il cuore.
Oh! Se la creatura conoscesse l’immenso amore degli angeli!…

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Indulgenza della Porziuncola, 1 -2 agosto

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Una notte dell’anno 1216 San Francesco d’Assisi provò una forte tentazione carnale, per vincerla si spogliò e si gettò in mezzo al roveto che circondava la sua cella. Immediatamente il roveto si trasformò in un meraviglioso roseto senza spine. Apparvero due Angeli che lo condussero nella cappella di Santa Maria della Porziuncola, dove trovò ad attenderlo, seduti sui troni e circondati da numerosi Angeli in luce sfavillante, il Cristo e la Madonna.
Il Redentore gli domandò quale premio volesse per il suo atto eroico. Rispose Francesco:

“Desidero la concessione di una indulgenza straordinaria a chiunque, confessato, pentito e assolto, entri in questa Cappella”. Rispose il Signore: “Quello che tu chiedi, o Francesco, è grande, ma sei degno di cose maggiori”.

Condizioni:

Tale indulgenza è lucrabile per sé o per le anime del Purgatorio, da tutti i fedeli quotidianamente, per una sola volta al giorno, per tutto l’anno in quel santo luogo e, per una volta sola, dal mezzogiorno del 1 Agosto alla mezzanotte del 2 Agosto, visitando una qualsiasi altra chiesa francescana o basilica minore o chiesa cattedrale o parrocchiale.
Per acquistare l’indulgenza plenaria è necessario adempiere tre condizioni:

  1. confessione sacramentale;
  2. comunione eucaristica;
  3. preghiera secondo le intenzioni del sommo pontefice (Padre Nostro, Ave ed un Gloria al Padre).
    Si richiede inoltre che sia escluso qualsiasi affetto al peccato anche veniale.

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San Charbel Makhlouf – 24 luglio

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L’eremita che visse di contemplazione

Questo umilissimo eremita ha vissuto la vita nel nascondimento assoluto, nella preghiera, nella meditazione e nella penitenza.
La radicalità del suo cammino nella sequela di Cristo lo annovera tra le stelle più luminose ed è riuscito a riflettere la luce celeste nella sua vita, come un faro che squarcia il buio spirituale di questo tempo.

«Non vendere l’anima al mercato del mondo, perché è troppo preziosa. Qualunque prezzo che il mondo la paghi è sempre irrisorio in confronto al suo valore. Non venderla, perché il mondo non può pagare il suo prezzo che è il sangue di Cristo sparso sulla croce».

Padre Charbel s’infliggeva penitenze di ogni tipo e non si lamentava mai di nulla, rimanendo sempre sereno come nella sofferenza che nelle avversità.

Quando arrivavano le tribolazioni non si rattristava. Confidava ciecamente nel Signore e ripeteva: Dio sistema le cose, è la sua volontà! Oppure: Siamo dei pellegrini in viaggio verso l’eternità.
Non preferiva la salute alla malattia e non si addolorava per i problemi. Nessuno l’ha mai sentito dire: «Ho fame, ho sete, sono stanco». Quando era accusato a torto, pur non essendo colpevole, s’inginocchiava e chiedeva perdono senza discolparsi.

Accettava il dolore come un modo per fare penitenza. Soffriva per i forti dolori di stomaco, ma rifiutava di assumere calmanti senza il permesso del superiore, anche quando il male diventava insopportabile. Soffriva anche di coliche renali croniche, che peggioravano in inverno, ma celava il suo stato di salute senza lamentarsi e non chiedeva la visita del medico. Non chiese mai bevande fresche in estate né calde in inverno.

Padre Charbel era come la luna tra le stelle.
Si impose una pratica radicale delle virtù e della penitenza in questo modo superò tutti gli altri eremiti.
Riuscì mirabilmente a percorrere l’ascesi verso il cielo, perché il suo cuore palpitava e ardeva dell’amore di Dio. Continua a leggere…