Indulgenza della Porziuncola, 1 -2 agosto

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Una notte dell’anno 1216 San Francesco d’Assisi provò una forte tentazione carnale, per vincerla si spogliò e si gettò in mezzo al roveto che circondava la sua cella. Immediatamente il roveto si trasformò in un meraviglioso roseto senza spine. Apparvero due Angeli che lo condussero nella cappella di Santa Maria della Porziuncola, dove trovò ad attenderlo, seduti sui troni e circondati da numerosi Angeli in luce sfavillante, il Cristo e la Madonna.
Il Redentore gli domandò quale premio volesse per il suo atto eroico. Rispose Francesco:

“Desidero la concessione di una indulgenza straordinaria a chiunque, confessato, pentito e assolto, entri in questa Cappella”. Rispose il Signore: “Quello che tu chiedi, o Francesco, è grande, ma sei degno di cose maggiori”.

Condizioni:

Tale indulgenza è lucrabile per sé o per le anime del Purgatorio, da tutti i fedeli quotidianamente, per una sola volta al giorno, per tutto l’anno in quel santo luogo e, per una volta sola, dal mezzogiorno del 1 Agosto alla mezzanotte del 2 Agosto, visitando una qualsiasi altra chiesa francescana o basilica minore o chiesa cattedrale o parrocchiale.
Per acquistare l’indulgenza plenaria è necessario adempiere tre condizioni:

  1. confessione sacramentale;
  2. comunione eucaristica;
  3. preghiera secondo le intenzioni del sommo pontefice (Padre Nostro, Ave ed un Gloria al Padre).
    Si richiede inoltre che sia escluso qualsiasi affetto al peccato anche veniale.

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San Charbel Makhlouf – 24 luglio

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L’eremita che visse di contemplazione

Questo umilissimo eremita ha vissuto la vita nel nascondimento assoluto, nella preghiera, nella meditazione e nella penitenza.
La radicalità del suo cammino nella sequela di Cristo lo annovera tra le stelle più luminose ed è riuscito a riflettere la luce celeste nella sua vita, come un faro che squarcia il buio spirituale di questo tempo.

«Non vendere l’anima al mercato del mondo, perché è troppo preziosa. Qualunque prezzo che il mondo la paghi è sempre irrisorio in confronto al suo valore. Non venderla, perché il mondo non può pagare il suo prezzo che è il sangue di Cristo sparso sulla croce».

Padre Charbel s’infliggeva penitenze di ogni tipo e non si lamentava mai di nulla, rimanendo sempre sereno come nella sofferenza che nelle avversità.

Quando arrivavano le tribolazioni non si rattristava. Confidava ciecamente nel Signore e ripeteva: Dio sistema le cose, è la sua volontà! Oppure: Siamo dei pellegrini in viaggio verso l’eternità.
Non preferiva la salute alla malattia e non si addolorava per i problemi. Nessuno l’ha mai sentito dire: «Ho fame, ho sete, sono stanco». Quando era accusato a torto, pur non essendo colpevole, s’inginocchiava e chiedeva perdono senza discolparsi.

Accettava il dolore come un modo per fare penitenza. Soffriva per i forti dolori di stomaco, ma rifiutava di assumere calmanti senza il permesso del superiore, anche quando il male diventava insopportabile. Soffriva anche di coliche renali croniche, che peggioravano in inverno, ma celava il suo stato di salute senza lamentarsi e non chiedeva la visita del medico. Non chiese mai bevande fresche in estate né calde in inverno.

Padre Charbel era come la luna tra le stelle.
Si impose una pratica radicale delle virtù e della penitenza in questo modo superò tutti gli altri eremiti.
Riuscì mirabilmente a percorrere l’ascesi verso il cielo, perché il suo cuore palpitava e ardeva dell’amore di Dio. Continua a leggere…

San Antonio da Padova – 13 giugno

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“La fede è la virtù principale e chi non crede è simile a quegli Ebrei che nel deserto si ribellarono a Mosè. Senza la fede non si entra nel regno di Dio, essa è la vita dell’anima. II cristiano è colui che, con l’occhio del cuore illuminato dalla fede, intuisce i misteri di Dio e ne fa pubblica professione.
La fede vera è accompagnata dalla carità. Credere in Dio. per il cristiano, non significa tanto credere che Dio esiste e neppure credere che Egli è verace, significa credere amando, credere abbandonandosi in Dio, unendosi e uniformandosi a Lui”.

(San Antonio da Padova)

Antonio da Padova è uno dei santi più amati dai fedeli. Alla sua intercessione si devono moltissimi miracoli compiuti sia in vita che dopo la morte terrena.

A Rimini Antonio cercava di convertire un eretico e la disputa si era incentrata intorno al sacramento dell’Eucarestia, ossia sulla reale presenza di Gesù. L’eretico, di nome Bonvillo, lanciò la sfida ad Antonio affermando: Se tu, Antonio, riuscirai a provare con un miracolo che nella Comunione dei credenti c’è, per quanto velato, il vero corpo di Cristo, io abiurata ogni eresia, sottometterò senza indugio la mia testa alla fede cattolica.
Antonio accettò la sfida perché convinto di ottenere dal Signore ogni cosa per la conversione dell’eretico. Allora Bonfillo, invitando con la mano a far silenzio disse: Io terrò chiuso il mio giumento per tre giorni privandolo del cibo. Passati i tre giorni, lo tirerò fuori alla presenza del popolo, gli mostrerò la biada pronta. Tu intanto gli starai di contro con quello che affermi essere il corpo di Cristo. Se l’animale pur affamato rifiuterà la biada e adorerà il tuo Dio io crederò sinceramente alla fede della Chiesa. Antonio pregò e digiunò per tutti i tre giorni. Nel giorno stabilito la piazza era ricolma di gente e tutti attendevano di vedere come sarebbe andata a finire. Antonio celebrò la messa davanti alla folla numerosa e poi con somma riverenza portò il corpo del Signore davanti alla giumenta affamata che era stata portata nella piazza. Contemporaneamente Bonfillo gli mostrava la biada.
Antonio impose il silenzio e comandò all’animale: In virtù e in nome del Creatore, che io, per quanto ne sia indegno, tengo tra le mani, ti dico, o animale e ti ordino di avvicinarti prontamente con umiltà e prestargli la dovuta venerazione, affinché i malvagi eretici apprendano chiaramente da tale gesto che ogni creatura è soggetta al suo Creatore. La giumenta rifiutò il foraggio e chinando e abbassando la testa fino ai garretti, si accostò genuflettendo davanti al sacramento del corpo di Cristo in segno di adorazione. Vedendo l’accaduto, tutti i presenti compresi gli eretici e Bonvillo si inginocchiarono adoranti. Continua a leggere…

 

Santa Rita da Cascia – 22 maggio

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La Santa dei casi impossibili.

Santa Rita è una delle Sante più amate oggi, oggetto di una straordinaria devozione popolare, perché amata dal popolo che la sente molto vicina per la sua stupefacente “Normalità” dell’esistenza quotidiana da Lei vissuta, prima come sposa e madre, poi come vedova e infine come monaca agostiniana.

La Sua fu una vita segnata dalla croce, sopportò il morso del dolore che le stringeva l’anima e le lacerava le carni perché comprese la sapienza della Croce. Tramutò cosi il dolore in una incredibile espressione di amore che dona senza chiedere e lo trasformò in una forza travolgente di elevazione spirituale. Divenne quell’amore che loda Dio nonostante le sofferenze: in una forma più pura e più alta della carità.
Santa Rita diffuse la gioia del PERDONO immediato e generoso, della PACE amata e per questo perseguita come bene supremo, dell’AMORE fraterno intenso e sincero, della estrema FIDUCIA in Dio piena e filiale, della CROCE portata con Cristo e per Cristo. Ella ci esorta quindi a fidarci di Dio perché si compiano in noi i disegni divini.

La forza di Santa Rita sta nella capacità di parlare ad ogni cuore, di partecipare a tutti i nostri problemi. Per quanto ti possa sentire infelice, rivolgiti con fiducia a Lei che non mancherà di trasformare le tue preghiere in suppliche ardenti e gradite al Signore. La Sua intercessione è cosi potente che il popolo devoto la chiama “Santa dei casi impossibili, avvocata dei casi disperati”.

Santa Rita prosegui in questo cammino entusiasmante alla scoperta di questa umile donna che col suo esempio è ancora oggi la nostra grande maestra. Chiediamogli che interceda per le nostre tribolazioni, i bisogni e le angosce, ma innanzitutto che ci insegni l’accettazione della sofferenza senza compromessi, la capacità di perdonare di cuore e ci spinga a fissare il pensiero e il cuore in Dio “affinché tra le cose mutabili del mondo i nostri cuori siano fissi là dove c’è la vera gioia” Continua a leggere…