Commemorazione dei defunti – 2 novembre

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Pascal, nei suoi pensieri, sottolinea che certi adulti in piena attività cedono al divertimento: il numero delle cose urgenti che devono risolvere li distoglie dalla domanda essenziale: Che cosa diventerò dopo la morte? Questa constatazione faceva dire a un umorista: Qui riposa uno che non ha mai saputo perché viveva.

La vita è qualcosa di serio: in essa dobbiamo preparare la nostra eternità. Se falliamo questa vita, non avremo esami di riparazione, non potremo ricominciare, ma dovremo rendere conto al posto che avremo riservato all’amore nel nostro cuore e nei nostri atti.

Si tratta dunque di credere nell’aldilà dove ci attende, nel punto d’incontro tra il tempo e l’eterno, il giudizio. Il Purgatorio, frutto dell’infinita Misericordia di Dio, è così necessario per la salvezza delle anime; altrimenti i più sarebbero destinati alla dannazione eterna.

È perciò ragionevole pensare che l’uomo per raggiungere l’intimità di Dio deve essere puro. Qualora questa purificazione non sia avvenuta sulla terra, si realizzerà al di fuori del tempo nella fornace dell’amore. Quì l’anima dovrà lasciarsi purificare per accogliere l’abbraccio definitivo di Dio.

Il Purgatorio è stato inoltre una straordinaria risorsa della civiltà. L’idea che il male si possa riscattare con opere buone anche per i propri cari defunti è geniale: cancella il limite invalicabile della morte, riequilibra le ingiustizie terrene e dà una forza positiva a tutte le azioni. Continua a leggere…

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